Friday, 29 August 2008

il BerluPensiero d'annata - enjoy!

(10 dicembre 2004) - Corriere della Sera

POLITICA E RIFORME: IL SISTEMA DI VOTO

Annuncio del premier:

al voto con la scheda unica

«Par condicio, cambieremo dopo le Regionali». E avverte i governatori: fuori chi fa una sua lista «Duello tv con Prodi ma con regole all' americana, la media del pubblico italiano è un ragazzo di seconda media. E sugli spot: se la Coca Cola vuole avere il 30% del mercato deve fare il 30% di pubblicità

ROMA - Nessun cambiamento radicale, nessuna riforma di sistema perché «oggi non è possibile», non c' è accordo né nel centrodestra né col centrosinistra. Ma sulla legge elettorale, sul bisogno di «perfezionare quella esistente, che ha alcune incongruenze tecniche», Silvio Berlusconi non ha alcun dubbio. Come non ne ha, peraltro, sulla necessità di cambiare la par condicio (ma «dopo le Regionali») in modo da permettere gli spot, che a suo giudizio sono l' anima del commercio come della politica. Il premier l' aveva detto in via riservata ai giovani di FI, lo ripete in pubblico alla presentazione del libro di Bruno Vespa «Storia d' Italia da Mussolini a Berlusconi»: la legge elettorale sarà cambiata. Ma se ai suoi ragazzi aveva confessato che il cambiamento serve «per vincere», stavolta preferisce spiegare diversamente il bisogno di «un intervento tecnico migliorativo»: «Vogliamo eliminare lo scorporo, che ha portato alle liste civetta e a tredici deputati in meno in Parlamento, e passare da due schede a una», dice illustrando la proposta del deputato di An Nespoli che lo ha sedotto completamente, che ieri sera è stata approvata in un vertice con lo stato maggiore di FI e che, si sussurra, farebbe guadagnare alla Cdl un milioncino di voti. In realtà, Berlusconi sa che l' Udc desidererebbe più proporzionale, ma «su questo non c' è accordo con gli altri alleati», dunque anche i centristi dovranno accettare l' ineluttabile, probabilmente già la prossima settimana dopo un vertice tecnico. E l' opposizione? «Non vedo cosa possa impensierirli, e non riesco a prevedere un' opposizione che alza le barricate per un aggiustamento tecnico che loro stessi hanno evocato». E comunque «che si possano fare cambiamenti a fine legislatura, lo stesso D' Alema lo ha ammesso quando ha proposto una legge a doppio turno...». Stessa determinazione sulla par condicio: a Berlusconi piace la proposta Ferrara di permettere gli spot su tutte le tivù tranne Mediaset («Bene, tanto mica avremmo fatto degli sconti a FI»), e pensa a un meccanismo per cui si possa spendere il finanziamento pubblico in pubblicità elettorale televisiva: «Negli Usa, dico gli Usa, la campagna elettorale è tutta in tivù: i duelli sono spot contro spot, se sulla costa occidentale ce n' è uno nuovo al mattino, su quella occidentale ne fabbricano uno di risposta che va in onda la sera». E comunque, è la legge del mercato che deve averla vinta: «Da ogni studio emerge che se la Coca Cola vuole mantenere il 30% del mercato, deve fare il 30% di pubblicità: beh, non ci sono sostanziali differenze per la scelta di un acquisto o del voto». Anche qui, l' Udc se ne farà una ragione: «Credo abbiano capito che modificare la par condicio serve anche a loro». E però, Berlusconi promette che concederà il tanto invocato duello tv con Prodi: «Con le regole americane, facciamolo pure. Finora non l' ho fatto perché non c' erano regole di sicurezza, e perché non volevo scendere nella rissa ma spiegare le nostre proposte in modo semplice: il pubblico italiano non è fatto solo di intellettuali, la media è un ragazzo di seconda media che nemmeno siede al primo banco... E' a loro che devo parlare». Si chiude con carote e bastone. Le prime vanno agli alleati, che avranno presto un bel numero di nuovi sottosegretari: «Pensiamo che alcuni ministri meritino qualche aiuto in più in sottosegretari». Il bastone invece è una replica ai «mercenari» di Prodi contro i giovani azzurri: «Loro invece hanno portato in piazza contro la Finanziaria i pensionati cammellati, che vengono pagati, arrivano col cestino del pranzo e non sanno nemmeno perché sono lì». Ma la randellata più forte, e preventiva, è per Formigoni: «Se escludo le liste personali alle Regionali? No, ma se le volessero fare, i candidati si prenderebbero la responsabilità di correre da soli, perché non sarebbero più candidati di FI e della Cdl».

Di Caro Paola

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